lunedì 2 marzo 2009
un faro
un faro. tra i faraglioni un brivido scuote immote bandiere. i lenti flussi i lenti riflussi ingoiano i battelli.
* * *
onde – tremano sulla scogliera.
di lassù, che vedi? una casa. balugina il terzo piano, un’alta cortina. ma tu, la mia voce non la senti mai. noi siamo qui, persi nella risacca.
note:
il mare come rappresentazione dell’eternità. in un pomeriggio d’inverno pare quasi di venirne inghiottiti, è la forza di un mondo in cui si viene scaraventati, quasi costretti ad andare alla deriva. è l’idea stessa del viaggio, della perdita, della rotta.
il faro – la luce – è la possibilità di un vita vera così vicina eppure irraggiungibile.
la nostra voce si perde nell’immobilità della bonaccia.
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